Mio figlio non mi ascolta: una tecnica non convenzionale

da | Mar 23, 2020 | comunicazione non violenta | 3 commenti

Mio figlio non mi ascolta. Se si potesse riassumere in una frase il dilemma di ogni genitore, questa sarebbe perfetta. 
I bambini non ci ascoltano, o almeno così ci sembra. Ma come possiamo farci ascoltare dai nostri figli? Come possiamo far si che la frase “mio figlio non mi ascolta” diventi un ricordo lontano?
In poche parole: come posso migliorare la comunicazione con mio figlio?

Cosa vuol dire ascoltare? 

Iniziamo dalle parole che ci aiutano sempre a capire meglio. Noi diciamo “mio figlio non mi ascolta”, ma è proprio così?
In realtà, se ci facciamo attenzione, i nostri figli ci ascoltano. Eccome. 

Ci ascoltano, solo che poi fanno di testa loro ed è qui il nocciolo della questione.

Ascoltare vuol dire porgere l’orecchio, prestare attenzione a qualcuno che parla. Ma anche qui forse stiamo facendo confusione ( e ti pareva!)
Già, perché un bambino, specialmente se piccolo, non è biologicamente in grado di sostenere l’attenzione per molto tempo e questo rende tutto il meccanismo un po’ complesso.

Ma allora: ci ascoltano o no?

La risposta, come sempre, cade nel mezzo e dipende da diverse situazioni.
Nella stragrande maggioranza dei casi, sì, i nostri figli ci ascoltano, anche se li vediamo distratti e fanno e rifanno le stesse cose e noi dobbiamo dire e ridire le stesse cose.
Se chiedi ora a tuo figlio se si salta o no sul divano, se si mangiano caramelle di nascosto, se si può colorare il muro lui risponderà perfettamente ligio alle regole della famiglia.
Eppure il divano è ormai sfondato, le carte di caramelle le continui a trovare sotto il letto e un piccolo Picasso è appena apparso sul muro della cucina. Di nuovo. Giusto?

Ma cosa succede quindi tra l’atto di ascoltare e quello di agire? Perché continua a fare e rifare ciò che gli ho detto mille volte di non fare?

La risposta qui è molto semplice: perché ha bisogno di te.

Sì, tanto facile quanto importante. Tuo figlio ti ascolta. Tuo figlio sa (quasi sempre) quello che andrebbe fatto e perché andrebbe fatto. Ma non lo fa. Non lo fa perché in modo tutto suo sta cercando di dirti che ha bisogno di te.

Forse perché quella giornata si è svegliato già stanco, forse perché ha fatto un brutto sogno, forse perché è triste o arrabbiato, forse perché è stato preso in giro a scuola, escluso dal suo gruppo, forse perché sono giorni che state poco tempo insieme. Insomma: in qualche forma ha bisogno di te. Fosse solo anche per starti vicino (0-18 anni è uguale) e sperimentare la cosa più bella del mondo: l’odore della mamma (ma anche dei papà).

E quindi basta dire “mio figlio non mi ascolta“. È troppo semplicistico come tutte le cose che di solito diciamo: “non mi ascolta. Sta facendo i capricci. È sempre arrabbiato”
Queste sono solo etichette che come tutte le etichette indicano un qualcosa ma ci lasciano al di fuori, non ci permettono di esplorarlo, di conoscerlo e di addentrarci.

Quindi se anche tu dici mio figlio non mi ascolta e vorresti provare a cambiare questa situazione ho scritto quest’articolo su una tecnica non convenzionale che possiamo usare.

La tecnica dello specchio 

C’è una grande bellezza e profondità in uno specchio. Mostra ciò che ha davanti. La tecnica dello specchio non si limita a riflettere ma a tirar fuori il meglio di ogni bambino.
Si tratta di un insieme di atteggiamenti e comportamenti che porteranno grandi benefici a tutti, genitori compresi.

La tecnica dello specchio consiste in passaggi  semplici ma essenziali.
Si tratta di diventare noi lo specchio nel quale nostro figlio si può riflettere.
Noi, per primi, dobbiamo impegnarci al massimo di ogni nostra forza per riflettere l’immagine di una persona che ascolta.

Non saranno le parole che diciamo a influenzarlo, ma il modo in cui agiamo.

Ascoltare un bambino sembra facile ma richiede un grande impegno quotidiano.
“Mamma guarda cosa ho fatto?” “O bello, che bravo”
“Babbo sai che ieri sono caduto” “Non ti sei fatto niente, giusto”

Rispondendo velocemente noi pensiamo di aver ascoltato ma no, abbiamo solo chiuso frettolosamente una porta e abbiamo lasciato nostro figlio lì, immobile, col naso schiacciato.

Non credo nelle formule ma alcuni esercizi possono essere utili.
La tecnica dello specchio consiste in tre passaggi. 

Primo: pulisci lo specchio.

Questo è fondamentale. Se non puliamo lo specchio non riusciremo mai a riflettere in modo accurato.

Cosa significa? Che dobbiamo pulirci di ogni pregiudizio su nostro figlio. Per una o due settimane proviamo ad osservarlo. Proviamo a concentrarci su ciò che fa, ciò che dice senza intervenire, senza giudicarlo.
Salta sul divano per l’ennesima volta?

Niente occhi al cielo: osserviamo. (Se è qualcosa che vogliamo interrompere, limitiamoci a fermarlo senza aggiungere altro. Luca: scendi dal divano. Salta qui sul tappeto.)

Secondo: Diventa lo specchio.

Scrivi su un foglio quali sono i comportamenti che vorresti vedere.
Quali sono le cose in cui vorresti sentirti ascoltato? Ti piacerebbe che fosse più preciso con le sue cose? Che parlasse più piano? Che fosse più collaborativo?

Bene: scrivi queste cose e poi concentrati su te stesso. Diventa lo specchio. Inizia a mostrare tu, il comportamento. Tu, parla piano, lentamente. Abbassati al suo livello quando ti parla. Emozionati quando ti racconta qualcosa e chiedi informazioni. Non si tratta di fingere, ovviamente, ma di addentrarti nella vita di tuo figlio come un osservatore.

Ascolta le sue parole con estrema attenzione: anche se è lento, le sbaglia, o non sono corrette. Metti l’attenzione su ogni parola detta, su ogni gesto compiuto.
Quando rimetti a posto in casa, fallo con incredibile dedizione.
Tratta le tue cose come se fossero sacre, accarezza il divano per sistemarlo.

In poche parole la grande regola che vale per tutto: SHOW, DON’T TELL. Mostra, non raccontare.
Luigi era arrabbiato non ci dice nulla. Luigi diede un cazzotto alla porta e gridò fino a perdere la voce ci dice ben più cose.
Vale la stessa cosa con i bambini. Mostra che tieni alle cose e soprattutto mostra che l’ascolti, mostra le regole che vuoi mettere, i comportamenti accettabili. Le parole, si sa, le porta via il vento

Terzo: Rompi lo specchio e raccogli i pezzi

Coooosa? Prima devo pulirlo, poi diventarlo e alla fine quando arriva il bello devo romperlo. Sì, esattamente.
Devi rompere l’aspettativa. Devi rompere l’illusione che tuo figlio sarà la tua copia, che deve diventare come tu dici. Certo: alcune regole essenziali per la vita familiare ci devono essere, ma non puoi pretendere che lui (o lei) rifletta, ascolti e faccia ogni cosa che tu gli dica. Ha bisogno di andarti contro, di vedere cosa c’è oltre la regola, oltre la limitazione. Deve incontrare e assecondare la sua natura, sperimentare la sua personalità e diventare se stesso.

La volontà di avere una miglior comunicazione con tuo figlio/a non si deve trasformare nell’imposizione di ciò che pensi sia giusto.

Perché vuoi essere ascoltato?

Già, ci siamo mai chiesti perché vogliamo essere ascoltati? Se siamo onesti potremmo scoprire diverse cose sul modo in cui funzioniamo.

Pensiamo che vogliamo essere ascoltati perché è giusto così, perché così la famiglia funziona meglio o perché così evitano di farsi male e quindi lo facciamo per il loro bene.
In un mondo di genitori consapevoli questo potrebbe anche aver senso, ma non credo che sia esattamente così.

Vogliamo essere ascoltati perché abbiamo bisogno che il nostro ruolo venga riconosciuto.
Perché sentiamo di valere, di avere un’importanza.

Nell’esigenza di essere ascoltati c’è l’esigenza di essere visti, riconosciuti.
Il nostro bagaglio emozionale pesa parecchio nella relazione con i nostri figli e non potrebbe essere altrimenti.

Tutta la nostra rabbia, frustrazione, scoraggiamento che proviamo quando diciamo “mio figlio non mi ascolta” proviene non tanto dalla situazione in sé (che può essere parecchio stressante) ma dal consumo di energia che ci provoca il nostro passato, il nostro bisogno di essere ascoltato.

Imparare ad ascoltare se stessi

Alla fine si ritorna sempre lì. A noi. Ecco perché credo che diventare genitori sia il viaggio più impegnativo.
Perché ti mette davanti ad una scelta: continuare a ripetere le stesse modalità che abbiamo appreso dai nostri genitori o sparecchiare il tavolo e addentrarci dentro noi stessi. 

Il grande passo è questo: imparare ad ascoltarsi. Se il problema non è che nostro figlio non ci ascolta ma come noi viviamo questo fatto, abbiamo bisogno di imparare a porgere l’orecchio verso ciò che ci abita. I nostri bisogni, le nostre emozioni, i nostri desideri e ricordi passati. Ne abbiamo parlato in parte qui, ricordi?

Impariamo ad ascoltarci per primi e poi provate a mettere in atto questa tecnica dello specchio.

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3 Commenti

  1. Veronica

    Essere specchio, uno specchio diverso per ognuno è molto impegnativo ma ne sto raccogliendo i frutti…. Serenità e armonia… Con l’adolescenza tutto si complica ma lavoreremo sodo

    Rispondi
  2. Anna Giulia

    Credo fortemente in ogni parola che hai scritto! Ho due bimbi e applicare un’educazione positiva è in parte sfiancante ,in parte assolutamente indispensabile se penso ai miei figli come a persone da rispettare prima ancora che educare.grazie del post e spero di ricevere ancora suggerimenti di questo tipo.

    Rispondi
  3. E

    Credo sia proprio così anche se non è semplice metterlo in pratica. Grazie

    Rispondi

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Chi Sono

Marco Sacchelli, laureato in Psicologia Positiva con tesi in Educazione Positiva. Ideatore del progetto Happiness on the road, la prima libreria itinerante specializzata in felicità. Organizza laboratori esperenziali per bambini genitori ed insegnanti sulla comunicazione, la ricerca interiore, il gioco, la vocazione e la scoperta di se stessi

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