Quando ti sembra di non farcela più con tuo figlio leggi qui

da | Mar 16, 2020 | Autostima | 17 commenti

Capita a tutti. Capita a tutti quel momento in cui pensi di non farcela più
Capita a tutti di non avere più la forza, di sperare solo che si addormentino sul divano, vestiti, senza aver lavato i denti. 
Capita ed è giusto che capiti. Ed è per questo che ho deciso di scrivere questo articolo.
Perché quando non ce la fai più con tuo figlio è giusto gettare a terra l’arma.

È arrivato il momento sacro in cui ti devi risposare, in cui devi bere un bicchiere (magari due) di vino, leggerti un libro, fare una passeggiata, dormire, cavolo. Dormire.
Quando pensi di non farcela più con tuo figlio, in realtà, è un momento sacro, importantissimo, da non lasciar inosservato.
Ma anzi: c’è bisogno di imparare ad accoglierlo dentro di noi come uno di quei momenti che ti fanno riprendere il timone in mano.

È inutile leggere mille libri sull’educazione, vedere cento video su come gestire tuo figlio se poi, alla fine di tutto questa corsa, ti scordi della persona che compie l’atto di educare: tu.

Tu, noi. Siamo noi che educhiamo. Noi che dobbiamo accogliere le loro emozioni, gestire i capricci, preparare la cena, aiutarli nei compiti, usare le parole giuste, cambiare pannolini, essere dolci, fermi, sicuri, dire i giusti no e mille altre cose ancora.

Siamo noi. E se ci scordiamo di questo, tutto va al diavolo. Non serve allora nessun libro, nessun esperto, neanche questo blog.
Perché hai fatto tutto quello che era giusto fare, ma ti sei scordato che la cosa più importante è il tuo benessere.
Sì, anche prima di quello di tuo figlio.

Perché sei tu che educhi e tu devi stare bene, o quanto meno devi sentire che stai facendo qualcosa nella direzione della tua felicità.

È passato un messaggio, non so bene né quando né dove, che essere genitori vuol dire sospendere la propria vita, lasciare che tutto ciò che fino al momento prima ci ha animato se ne vada alla deriva.
Certo, diventare genitori ti dà uno schiaffo che ti lascia il segno per anni, ma non sei qui per eliminare ogni parte di te in nome del ruolo di madre o padre.

Quindi, quando ti sembra di non farcela più, esulta.
Benedici lo sclero. Elogia il punto di non ritorno perché ti sta dando la possibilità di capire due cose importantissime, non solo come genitore ma come essere vivente.

Hai bisogno di più risorse.

Questo è il primo punto. Se tuo figlio è una pianta e tu l’acqua che lo fa crescere, non ci vuole molto a capire che se non ti ricarichi arriverà un punto in cui lui chiederà ancora e tu non avrai più niente da dare. E allora partirà il solito senso di colpa, la stanchezza che ti fa strappare i capelli.
(Attenzione: sembra che questo riguardi solo le mamme. Ma succede anche ai papà. È successo anche a me che sono padre e non sono un caso isolato)

È arrivato per te il momento di intervenire per recuperare risorse. Sta a te stabilire e sentire quali ma non ci sono scuse.
Non ho aiuti, non ho tempo, mi scoccia e via scusando.
È una questione di amore. Per il tuo bambino e, come abbiamo detto,  per te.

La morale del manuale perfetto genitore potrà farti visita, ma mandala al diavolo.
Anzi mezz’ora di cartoni di più al girono se ti consente questo di avere mezz’ora di riposo. Anzi un biscotto in più che un urlo che strappa le corde vocali.
Capisci ciò che intendo no?

Chiedi aiuto: a tuo marito, a tua moglie, a tua suocera, al cane, al vicino. Ci vuole un villaggio intero per crescere un bambino, giusto? Allora chiedi aiuto e smettila di sentirti in colpa. Stai solo facendo ciò che è giusto per te e di conseguenza per tuo figlio.

Deve diventare un imperativo categorico. Quando arrivi allo sclero, significa che le tue risorse non ci sono più, sono esaurite. Non hai più benzina e la macchina non va. Quale persona dotata di senno ti direbbe: scendi e spingila in salita.
Fermati, fai un respiro, chiedi aiuto, fai il pieno e riparti.
Ma sopratutto ricorda che anche noi abbiamo la spia della riserva e non dobbiamo ignorarla.

Questo ci porta al secondo punto.

Ascolta le tue emozioni.

Sarà inutile riempire ancora e ancora il tuo serbatoio se questo è pieno zeppo di buchi, giusto?
Bene: lo sclero che ora hai imparato a benedire ti dice anche: “c’è qualcosa che non stai ascoltando”

Le nostre risorse personali, infatti, nella maggior parte dei casi sono alte.
Non si spiegherebbe altrimenti l’interesse per “migliorarsi” come genitore, per relazionarsi meglio con i bambini, i corsi, i libri e la naturale propensione di ogni mamma e babbo verso i loro figli(sono toscano e più di una volta papà non riesco a dirlo).
Noi abbiamo risorse, capacità, empatia e vicinanza, solo che queste si esauriscono troppo velocemente per la presenza delle nostre emozioni.

Vi faccio un esempio: se per assurdo noi non conoscessimo la rabbia, se noi fossimo biologicamente incapaci di provarla non avremmo alcun problema a superare la fase oppositiva dei nostri bambini. Riusciremmo ad ascoltarli, ad essere empatici e a trovare quasi sempre soluzioni creative. *
Ok, sì, è un esempio scemo perché noi di rabbia ne abbiamo a badilate ma credo sia utile per capire.

 

Se non non ascoltiamo le nostre emozioni, ovvero se noi non abbiamo la consapevolezza di ciò che proviamo nel momento in cui la proviamo è come non accorgersi di un tsunami che sta arrivando e rimanere sulla spiaggia sdraiati al sole.

Quando l’onda emotiva ci investirà le nostre risorse per mettere in salvo la situazioni si saranno prosciugate e finirà come siamo soliti sperimentare: urla, rabbia, ricatti, proteste, tristezza e tutti sconfitti alla fine della partita. Giusto?

Quando pensi di non farcela più significa che le tue emozioni sono state inosservate per troppo tempo. E si ritorna sempre lì, alla fine.

Tu, mamma. Tu, babbo. Voi, noi, genitori: DOBBIAMO DARCI IMPORTANZA. Dobbiamo esserci. Dobbiamo esistere come persone difettose, ma come persone vere che sperimentano tutti i lati della vita.

* Si potrebbe ragionare sul fatto che anche la rabbia si genera in noi in risposta ad un nostro bisogno inascoltato o non soddisfatto. Parleremo poi in seguito di questo circolo emotivo

Smettila col senso di colpa

Veniamo al dunque. Non ascoltiamo le nostre emozioni e non recuperiamo più risorse perché, alla fine della fiera, ci sentiamo in colpa.
Ma se stai leggendo questo articolo è perché ti sembra di non farcela più con tuo figlio, giusto?
Allora ascolta bene: scrivi su un foglio tutte le cose che faresti se non ti sentissi in colpa. Su un altro foglio, invece, scrivi i motivi per cui ti senti il colpa. Leggili bene, osservali bene e poi buttali via. Brucia il foglio, strappalo in mille pezzi, mangialo.


Per una buona volta nella vita, abbandona il senso di colpa invece di abbandonare te.

Ti voglio dire una cosa e così me lo dico anche a me. Per tuo figlio vai bene così. Tuo figlio ti ama già per come sei.
Ciò non significa che tu non debba “migliorare” alcuni aspetti della tua personalità, del tuo carattere per avere una relazione migliore.
Ma, cristo, sei sua mamma, sei suo babbo. Sei la sua ancora, il suo punto, il suo orizzonte.

E non gliene frega nulla se sei incasinato, scomposto o storto. Gli interessa che tu ci sia. A tuo modo, col tuo essere.

È innamorato e ricerca ciò che va aldilà di te. Quella forza che traspare, quell’amore che si espande. Quella cosa innominabile che ci fa sentire a casa.

Quindi se non ce la fai più, prenditi una pausa, accetta la sconfitta (che sconfitta non è), chiuditi in bagno 5 minuti, piangi le tue lacrime, urla la tua rabbia, vai a fare una passeggiata, ma non lasciarti mai.

Lascia tutto tranne te stesso (ovviamente non abbandonare un minore a casa da solo)
Datti il tempo per esistere e per far esistere le tue emozioni. Solo così potrai armonizzarle alla sue e iniziare a co-esistere insieme come due persone.

 

Ricorda queste tre cose.

  1. Tuo figlio ti ama. Non c’è da conquistare nessuno amore

  2. Tuo figlio non vuole altro se non un genitore felice. Fai di tutto per essere nel tuo sentiero di felicità.

  3. Tuo figlio sente che ci sei. Aldilà di ogni tecnica, strategia o manuale. Lui sente la tua presenza amorevole più di ogni altra cosa. E questo è ciò che conta.

Basta, ci siamo. Spero che questo articolo ti sia stato utile.
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Non lasciamoci soli. Stiamo insieme.

 

 

 

 

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17 Commenti

  1. Ilaria

    Bellissimo articolo, soprattutto in un momento come questo in cui anche i genitori più “resistenti” possono trovarsi in seria difficoltà. Grazie mille!

    Rispondi
    • Marco Sacchelli

      Grazie, Ilaria. Già questo è un momento che ci mette tutti alla prova. Ricordarsi di queste cose credo sia importante. L’ho scritto anche per me questo articolo 😅

      Rispondi
      • Roberta

        Grazie …ho pianto tanto…un po’ mi sono liberata dal mio senso di colpa..di non essere una madre perfetta..ma.il.lavoro è duro e lungo …pieno di ostacoli… Soprattutto quando non si riesce a raggiungere la felicità sperata….ma grazie grazie ancora …..♥️

        Rispondi
    • Giuliarmp

      Grazie, perché soprattutto in questo momento stai scrivendo delle cose semplici e che ci arrivano dritte al cuore,senza imporre continuamente delle regole e facendoci capire qual è l essenza delle cose…la cosa più bella è quando dici che i nostri bambini ci amano proprio così come siamo..siamo noi che siamo sempre più alla ricerca dell’impossibile per farci compiacere da loro e in questa ricerca perdiamo il tentativo e il tempo da dedicare a loro per il gioco ma soprattutto per l ascolto delle loro emozioni.

      Rispondi
      • Marco Sacchelli

        Grazie Giulia. Hai colto in pieno il senso di questo sito e del mio lavoro. Condivisione orizzontale e riscoperta della semplicità educativa. Grazie davvero!

        Rispondi
      • Lara Palazzina

        Grazie davvero per questo articolo strepitoso! In un momento come questo le emozioni escono a tonnellate….spesso incontrollate e con tanta stanchezza che mi fa spesso sbottare! Poi quando torno lucida le guardo e riparto…perché le ho accolte! La teoria la so (nn è mai abbadtanza ovvio) ma credimi faccio davvero tanta fatica….ma grazie x avere scritto queste parole…perché mi fanno fermare, mi fanno pensare e forse capire. Cerco di ripartire….

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        • Marco Sacchelli

          E chi non fa fatica? Si fa a cose normali, figuriamoci ora.
          Lasciamoci la possibilità almeno di sentirci sfiniti, di crollare, almeno un po’. Poi ci si rialza, come sempre. Teorie, strategie, manuali. La vita li prende e li lancia per aria.
          Esiste quel che proviamo, ed è importante rispettarlo. Grazie a te Lara per questo tuo commento. In settimana ci saranno nuovi articoli

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      • Elisabetta

        Grazie Marco!
        Questo articolo alleggerisce il carico. Leggerti e seguirti è un piacere❤️

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    • christiana

      Grazie Marco per queste tue parole! Cercherò il mio sentiero felice!

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      • Marco Sacchelli

        ❤️

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  2. Veronica

    Esserci con la nostra imperfezione credo che sia un regalo per i nostri figli e per noi

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    • Marco Sacchelli

      Già. Spesso ci danniamo per fargli fare mille cose quando forse hanno bisogno solo della nostra totale presenza

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  3. Simona

    Grazie per le tue parole, mi piace il tuo approccio e la facilità con cui spieghi le cose. Io questo periodo lo vedo come una grande possibilità, il rumore della vita quotidiana di ferma e rimaniamo noi con i nostri rapporti complicati le nostre fragilità e la voglia di stare bene i buoni propositi e le ricadute. Trovare chi ti da i mezzi per fare un passo avanti nella comprensione di quello che vorresti per te e per la tua bambina è un grande aiuto. Grazie di cuore

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    • Marco Sacchelli

      Cara Simona, il grazie va a te. Credo anche io fortemente nella possibilità di questo periodo. Non facile chiaramente, ma capace di smuoverci in profondità.Giorno dopo giorno, accettando i momenti di sconforto, di crollo. Anche con i bambini.
      Non c’è nessuna gara, alla fine. Siamo in viaggio. Noi e loro, noi con loro.

      Un grande abbraccio,
      Marco <3

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  4. Silvia

    Grazie mille! Ne avevo proprio bisogno! Mi hai coccolato e fatto sentire speciale come mamma e donna che si è persa,ma che si vuol ritrovare!

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  5. Francesca

    Grazie per questo articolo. Ho pianto ma mi addormenterò più serena e con la voglia di provarci e riprovarci. …lo stampo e lo appendo sul frigo per l’utilità mia e del babbo.

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  6. Claudia Marini

    Mi ha lasciato senza parole questo post…come dire…mi arrendo, è vero, a volte tiro troppo la corda xke vorrei essere sempre al 100% per loro…ma poi…ti amano già così come sei…e quindi torna il sereno nessun motivo più per soffrire con inutili sensi di colpa ❤️

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Chi Sono

Marco Sacchelli, laureato in Psicologia Positiva con tesi in Educazione Positiva. Ideatore del progetto Happiness on the road, la prima libreria itinerante specializzata in felicità. Organizza laboratori esperenziali per bambini genitori ed insegnanti sulla comunicazione, la ricerca interiore, il gioco, la vocazione e la scoperta di se stessi

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